118 BELLUNO

PIEVE DI CADORE

 

PROTOCOLLO E PROCEDURE DA ADOTTARE IN CASO DIVALANGHE


 

SUEM 118 Belluno

Il Primario 

Dr. Angelo Costola

C.N.S.A.S. Bellunese

Il presidente Provinciale

Dr. Fabio Bristot

 

La Centrale Operativa, durante lo svolgimento dell’attivita’ d’Emergenza Sanitaria, NON DEVE trovarsi,nel momento in cui viene richiesto un intervento urgente, in difficoltà o impreparata rischiando di mal organizzare la gestione del soccorso stesso.

La nostra Centrale, ubicata in zona montana, puo’ dover affrontare l’Emergenza Valanga; situazione grave non gestibile correttamente senza una precisapianificazione dell’intervento.

Pianificazione possibile solo grazie ad unProtocollo Operativo che permette a tutti gli operatori di utilizzare procedure e codifiche standard,garantendo

una corretta ricezione della chiamata e rapido invio di persone e mezzi adeguati in grado di affrontare l’emergenza.

L'OBIETTIVO di tale Protocollo è quello di dare delle conoscenze base a tutti gli operatori sanitari che possono trovarsi ad operare in tali ambienti ed uniformare il loro comportamento. L'applicazione corretta di tali procedure può essere vincente per salvare vite umane e per permettere agli operatori di lavorare in sicurezza.

CONOSCENZE GENERALI SU INCIDENTI DA VALANGA

Per VALANGA s’intende l'insieme di un processo di moto di una massa nevosa della zona di distacco, lungo una zona di scorrimento fino ad una zona di deposito.

INCIDENTI DA VALANGHE

Sebbene le valanghe possano uccidere in diversi modi, quello più comune è il soffocamento; il sepolto infatti ha a disposizione poca aria nello spazio che gli sta attorno, ed è solo una questione di tempo il fatto che egli perda conoscenza e muoia.Il peso della neve preme sulla gola e sul petto dell'uomo aumentando ulteriormente le difficoltà respiratorie, la neve inoltre imprigiona spesso la vittima immobilizzandola ed impedendole quindi di fare qualsiasi cosa per la propria salvezza.

Anche il movimento della valanga può causare la morte o gravi lesioni: la vittima infatti puòessere scagliata contro alberi, costruzioni o venire investita dai detriti che la neve porta con .

Nei traumatizzati da valanga si riscontrano frequentemente ferite alla testa, all'addome, fratture agli arti, alla colonna vertebrale; altre vittime possono morire per ipotermia (tale argomento verrà approfondito successivamente).

Le statistiche dimostrano che le probabilità di sopravvivenza diminuiscono rapidamente con l'aumento del tempo di seppellimento e della profondità di seppellimento; infatti dopo mezz'ora di seppellimento, una vittima ha solo il 50% di probabilità di sopravvivere. Un sepolto, inoltre, può non sopravvivere più di 15 minuti, se si trova in posizione sfavorevole (neve premuta contro la bocca ed il naso).

Se la vittima invece è sepolta in una posizione favorevole, con la bocca ed il naso liberi da neve, può resistere anche parecchie ore.

Da un'altra indagine statistica risulta che una vittima ha dieci volte più possibilità di sopravvivere se l'incidente avviene in prossimità di comprensori sciistici, villaggi o strade e che ci sia un servizio di soccorso organizzato rispetto ad incidenti che avvengono in zone isolate e non attrezzate per questa evenienza.

Almeno il 50% degli incidenti mortali è causato da valanghe con un percorso inferiore ai 100 metri (una valanga piccola uccide quanto una grande).

CLASSIFICAZIONE degli INCIDENTI da VALANGHE

A. INCIDENTI IN AREE ISOLATE : E' la categoria in cui rientra il maggior numero di incidenti mortali le vittime sono solitamente persone praticanti sci alpinismo. In quasi tutti i casi è la vittima stessa che provoca la valanga attraversando la zona di distacco. A voltela valanga si distacca naturalmente e va a colpire il gruppo di persone più a valle

B. INCIDENTI NEI COMPRENSORI SCIISTICI: le vittime possono essere rappresentate sia da chi scia per motivi di servizio che dal pubblico in genere. Gli incidenti che coinvolgono il pubblico frequentante una stazione sciistica, avvengono di solito su pendii non compatti; a volte sono causati da valanghe cadute dopo un notevole intervallo di tempo rispetto al controllo con l'esplosivo, o provocate da sciatori chesciano in zone chiuse al pubblico. Il soccorso dipende in questi casi dalla efficace attivazione delle apposite squadre di soccorso.

C. INCIDENTI SULLE STRADE

Una valanga può avere forza sufficiente da spostare o capovolgere anche autoveicoli transitanti sulle strade di montagna. I grossi mezzi meccanici addetti allo sgombero della neve corrono rischi elevati essendo i primi mezzi a transitare in zone a rischio. In questi casi il conducenteha una maggior probabilità di sopravvivenza se rimane all'interno della macchina, a meno che la neve, rompendo i vetri nonlo abbia immobilizzato ene impedisca la respirazione.

 

D. COSTRUZIONI COLPITE DA VALANGA

Il soccorso in questi casi è difficile e richiede molto tempo perchè la neve e le macerie della costruzione si uniscono a formare una massa compatta ed inestricabile. Tuttavia le macerie possono offrire riparo e riserva d’ossigeno ai travolti.

PROCEDURA D’INTERVENTO NEL CASO DI 

INCIDENTE IN VALANGA

(Per l’operatore di centrale SUEM e CNSAS)

A. Ricezione della chiamata (che può arrivare o da personale del C.N.S.A.S. o da utente qualsiasi ) 

La chiamata viene filtrata dall’operatore di centrale SUEM che dovra’ ottenere le sottoelencate informazioni:

-         -il luogo (zona, valle, versante,quota e condizioni meteorologiche locali etc…);

-         -n. di telefono del chiamante

-         -quante persone sono coinvolte;

-         -sono sepolte ?o in superficie ?

-         -quanto tempo è trascorso dall’evento;

-         -se sono stati allertati altri enti di soccorso in particolare nelle zone diconfine di regione o di stato.

Contemporaneamenteverra’ allertato tutto l’equipaggio!! Questo e’ possibile gia’ durante il filtro attivando la chiamata generale tramite i Cerca Persone “BIP”

Se in Centrale Operativa e’ presente l’Unita’ Cinofila o il Tecnico del CNSAS verranno invitati dall’Operatore a seguire la chiamata supportandolo cosi’ durante il filtro

B.      Inviare sul posto l’elicottero con l’equipaggio composto da Pilota, Specialista, Tecnico Elisoccorso CNSAS, Medico ed Unità Cinofila da Valanga .

C. Organizzare un secondo volo per recuperare almeno altre n.3 unita’ cinofile ed eventualmente l’Infermiere Professionale solo se le condizioni ambientali lo permettono.


 
 


INFORMAZIONI OPERATIVE E DI SICUREZZAPER

IL PERSONALE CHE OPERA SULLA

VALANGA

ABBIGLIAMENTO:

Il personale dovrà avere un abbigliamento adeguato al particolare tipo d’intervento con basse temperature; (giacca a vento, copripantaloni, calzature invernali , ghette, guanti, foulard - indispensabile per ripararsi la bocca dalla neve sollevata dall'elicottero, berretto, occhiali).

Il vestiario non usato per i normali viaggi secondari ( copripantaloni ghette etc.) va tenuto in elicottero in uno zaino posto nel portellino posteriore sinistro. 

Si mantiene così operativita’anche durante i trasferimenti.

DOTAZIONE PERSONALE 

Imbragatura, casco, ARVA (localizzatore elettronico per ricerca travolti da valanga ) , telino termico, N°1 sacchetto pronto caldo. 

ARRIVATI SULLA VALANGA

L'equipaggio decide dove sbarcare e dove iniziare la ricerca; 

Prima di scendere controlla che gli apparecchi ARVA siano in trasmissione;

Si verifica immediatamente lo scenario ed eventualmente si richiede alla Centrale Operativa l’invio di un secondo elicottero SAR. 

COMPITI INIZIALI

L’Unità Cinofila procede con la propria ricerca;

Il Tecnico d’Elisoccorso CNSAS procede con la ricerca ARVA ;

Il Medico mantiene i collegamenti radio e prende nota delle eventuali persone che dovessero entrare nel perimetro della valanga;

AL RITROVAMENTO DEL/I SEPOLTO/I

A. Il medico si porta sul luogo del ritrovamento. 

Tutte le manovre vanno fatte sopra una copertina termica aperta per evitare che il materiale sanitario sia perso in mezzo alla neve (FARE MOLTA ATTENZIONE).A questo punto il medico valuterà il paziente che potrà presentarsi a diversi stadi d’ipotermia dal più lieve al più grave sino allo stato di morte che il soccorritore dovrà considerare sempre "apparente"

B. Il Tecnico d’Elisoccorso assisterà il medico 

C. L’U.C.V. si accerterà se sono sepolte altre persone . 

 

PATOLOGIE DEGLI INCIDENTI DA VALANGA

 

Premessa: nel presente protocollo è affrontata la patologia specifica quale l’ipotermia, poiché le altre patologie come traumatologia ed asfissia rientrano nei normali protocolli.

IPOTERMIA

L'ipotermia accidentale per esposizione ad ambiente freddo:

1) in montagna si sviluppa rapidamente

2) è favorita da vestiti bagnati, da esercizio fisico e da insufficiente isolamento

termico, da presenza di vento;

3) altra concausa e’ l'alcool a causa della vasodilatazione periferica indotta dalla sostanza.

CLINICA: dipende dalla profondità e dalla durata; 

fino a 33° le manifestazioni sono lievi ed il paziente è in grado di compensare senza alcuna terapia.

Tra 32° e 28° le disfunzioni neurologiche e cardio vascolari sono gravi; 

imminente pericolo di vita ed impossibilità di compenso.

Sotto i 28° l'ipotermia è indistinguibile dallo "stato di morte apparente".

La mortalità riportata in letteratura è del 80%.

MODIFICAZIONI METABOLICHE: inizialmente vi è aumento di consumo di ossigeno per brivido, finalizzato all'aumento di produzione di calore,successivamente il consumo di ossigeno si riduce per ridotto catabolismo.

MODIFICAZIONI NEUROLOGICHE:

depressione della attività metabolica cerebrale con ridotto consumo di ossigeno, di glucosio e ridotta produzione di acido lattico.

Sistema nervoso periferico: riduzione della conduzione nervosa e delle risposte riflesse.

Il freddo esercita un effetto protettivo sul sistema nervoso: 

se a 37° la tolleranza e di solo 3 minuti a 20° raggiunge i 20 minuti e a 15° è di 60 minuti.

MODIFICAZIONI RESPIRATORIE: inizialmente c'è riduzione della frequenza, del volume corrente e del volume minuto con aumento del gradiente arteriolo-alveolare ed ineguaglianza ventilazione perfusione.

L'ipossia è ben tollerata ma trattasi di un delicato equilibrio; se compare brivido o riscaldamento rapido aumenta immediatamente il fabbisogno di ossigeno.

Si instaura un quadro di acidosi respiratoria e metabolica soprattutto durante il riscaldamento.

MODIFICAZIONI RENALI:

inizialmente si ha aumento della diuresi per vaso costrizione e ridistribuzione, poi si instaura un quadro di insufficienza renale acuta da riduzione di flusso e di filtrazione glomerulare.Ripresa della diuresi dopo 24 - 48 ore dal riscaldamento.

MODIFICAZIONI CARDIOVASCOLARI

Ipovolemia per perdita di plasma intero negli spazi extra cellulari; trapping di sangue in vasi costretti ed esclusi. Iper idratazione intracellulare.

Tono vascolare: fino ad un certo punta la PA non scende per aumento della costrizione vascolare e della viscosità. Il protrarsi dell'ipotermia, il movimento del paziente, la sedazione, il riscaldamento fa crollare la PA.

Bradicardia:la frequenza scende pari pari alla temperatura, non è modificata dall'atropina; il freddo agisce direttamente sul pace-maker seno-atriale cardiaco. Si passa dal ritmo sinusale - fibrillazione atriale - extrasistoli ventricolari - allungamento del PR - slargamento del QRS - ST depresso o concavo.

La fibrillazione ventricolare o l' asistolia sono la causa di morte. La funzione ventricolare inibita dal freddo migliora nettamente dopo riscaldamento.

Questo evento propone una molteplicità di sfide terapeutiche.

L'iniziale e forse la più difficile è rappresentata dalla decisione di intraprendere la rianimazione, riconoscendo che ci troviamo di fronte ad un quadro di "morte funzionale" e solo l' insuccesso di una rianimazione ben condotta sarà il criterio per stabilire la morte definitiva.

TRATTAMENTO SINTOMATICO

1) somministrazione di O2

2) IOT e VAM

3) bicarbonato - glucosata 

4) monitoraggio della PVC ed eventuale remplissage

5) correzione della insufficienza respiratoria che può insorgere dopo il 

riscaldamento

RISCALDAMENTO

1) la maggior parte delle complicazioni dipendono dal protrarsi dell'ipotermia.

2) la velocità spontanea di riscaldamento è inversamente proporzionale alla durata dell'ipotermia 

3) il riscaldamento di superficie rapido ha prodotto effetti talora opposti: in alcuni si è avuta resitutio ad integrum della emodinamica pazienti altri invece con shock da riscaldamento per caduta delle resistenze periferiche, riduzione del ritorno venoso ed arrivo di sangue freddo dalla periferia al cuore

4) il riscaldamento di superficie aumento il fabbisogno metabolico prima della riperfusione ed immette nel circolo generale metaboliti prodottisi durante la stagnazione.

TECNICHE DI RISCALDAMENTO

a) riscaldamento lento, passivo: allontanamento del paziente dal freddo e permanenza in una stanza a 25-30°.

Telini termici o coperte classiche sul letto consentono un innalzamento di 0,1 - 0,7°/h Il metodo è legato strettamente alla capacità del paziente di riscaldarsi e la velocità di compenso è un buon indice prognostico.

b) riscaldamento rapido attivo di superficie: effettuato con bottiglie coperte materassi riscaldati, bagni. Aumento di temperatura di 5° - 7°/h per i bagni e 1° - 4°/h per le altre tecniche. 

Le controindicazioni a questa tecnica sono rappresentate da:

1) pericolo di ustioni

2) caduta della PA con caduta successiva della temperatura centrale ed acidosi

L’intensità del riscaldamento va commisurata alla tolleranza cardiovascolare.

3) Riscaldamento rapido centrale: dovrebbe essere più vantaggiosa e scelta obbligata quando vi sono disturbi del ritmo. Vanno riscaldate le cavità naturali:

stomaco, peritoneo-pericardio, vie aeree.

IPOTERMIA LIEVE

1) Misurare la temperatura del paziente

2) Avvolgere il paziente nei telini termici

3) Trattare il paziente come fosse un traumatizzato alla colonna (soprattutto se incosciente e se la valanga è del tipo a blocchi) quindi posizionare il paz. sul materassino a depressione.

4) NON RISCALDARE IL PZ. TROPPO VELOCEMENTE

Il riscaldamento rapido farà circolare il sangue freddo ristagnato nelle zone periferiche e raffredderà rapidamente le zone vitali centrali del corpo, con la possibilità di provocare problemi cardiaci gravi (fibril. ventric.)

5) RISCALDARE IL PAZ. SOLO A LIVELLO DEL TRONCO, evitare cioè di riscaldare gli arti. Se vengono riscaldati prima gli arti, il sangue si raccoglie nelle estremità a causa della vasodilatazione provocando una forma di shock ipovolemico.

6) Somministrare O2; monitorare la temperatura ed i parametri vitali (ECG - P.A. - SaO2) e tenere sempre pronto il materiale per la R.C.P.

7) Posizionare un accesso venoso meglio se centrale (giugulare) ed infondere glucosata 5% riscaldata con i sistemi in uso. Somministrare la terapia prescritta dal medico. Comunque preparare per il bisogno i farmaci secondo i protocolli.

8)Evacuare il paziente il più velocemente possibile. Se il trasporto dovesse essere ritardato (vedi nebbia) posizionare il paziente il un luogo riparato (tenda). 

9) Avvisare la C.O. del codice di Gravità (specificando) e della destinazione.

IPOTERMIA GRAVE (Stato di morte apparente)

1Liberare il paz dalla valanga e posizionarlo su di un telino termico sopra il materassino a depressione.

2.  I.O.T. e massaggio cardiaco esterno.

3   posizionare un accesso venoso Centrale in GIUGULARE con infusione di Glucosata 5% . La flebo va riscaldata.

4   Monitorizzare la temperatura 

5   NON RISCALDARE IL PAZIENTE e continuare la R.C.P.

6   Avvisare la C.O.118 della situazione e richiedere la Disponibilità della Circolazione Extracorporea (Treviso) (solo se pz giovane e privo di evidenti traumi)

7   Continuare la R.C.P. durante tutto il viaggio di trasferimento fino alla S.O. Cardiochirurgica.

BIBLIOGRAFIA

1.  Manuale delle valanghe ED Regione Veneto Centro Sperimentale Valanghe Arabba 1993

2.  La rianimazione dei sepolti in neve. Ustica 1990 ( Giron, Costola )

3.  Rianimazione ed assistenza al travolto da valanga. Rivista Neve e Valanghe 12/03/91

4.  Guida pratica sulle valanghe. Ed del CAI di Bruno Salm.

5.  Sci Alpinismo Ed CAI Commissione Nazionale di alpinismo e sci-alpinismo

6.  Pronto Soccorso e Interventi di Emergenza H. Grant, R. Murray, d. Bergeron

Ed McGraw-Hill1992


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